lunedì 20 novembre 2017

Farsi delle conoscenze

Quando ho accettato questo lavoro, più di impulso che ragionando, ero assai poco convinta. Ho decisamente cambiato idea, ma all'inizio è stata una fatica farmelo accettare.
Ho snocciolato tante volte una lista di pro e contro, e nei pro ci ho infilato a più riprese il poter infilare in ambiente scolastico (che potrebbe essere un posto dove potrei esercitare il mio lavoro vero, o giù di lì), conoscerlo meglio e farmi conoscere.
 
Detto fatto.
 
Ho una maestra che mi stalkera per farmi diventare venditrice tipo dei prodotti Avon, cosa che ho intuito io perché in realtà non me ha mai fatto parola sul lavoro che mi proponeva. E anzi, ha creato intorno alla cosa un alone di mistero talmente fitto che a un occhio più ingenuo poteva sembrare una proposta per entrare nei servizi segreti!
 
 








mercoledì 15 novembre 2017

Sublimare

Lo so, so benissimo che queste parole non stanno bene sulla bocca di una donna, che non è socialmente accettato che la si possa pensare così. Ma tant'è.
Lo dichiaro e lo sottoscrivo, a me i bambini non piacciono, non li trovo teneri, ne non ne voglio e no, con uno mio non sarebbe diverso. Non mi hanno dotato di istinto materno e anche come sopportazione stiamo bassi bassi.
Ovviamente il piccione questa cosa la sa e come primo giorno del nuovo lavoro mi ha mandato in una materna. Non ero sola per fortuna, perché ad un certo punto un odore inconfondibile si è diffuso tra i nano quattrenni ed è stato scovato il cacatore. Lavalo, cambiato, volevo morire anche se non toccava a me. Tra l'altro... e chi lo ha mai cambiato un bambino?!

Un post condiviso da icaro (@diversamente.occupata) in data:

Uscita da quel turno gridando MAI PIÙ, ovviamente mi sono toccati altri turni dai piccoletti, per fortuna in un'altra scuola, ma per sfortuna DA SOLA. Il che ha voluto dire ore di ansia e ripetizione del mantra vipregonomfatevelaaddosso. Non ricordo tanta ansia neanche ai tempi degli esami universitari, nemmeno ai più tosti, coi prof più temibili.

E niente, per una volta il piccione mi ha risparmiato la caccia, letteralmente. Ma sono sempre più convinta che quello non sia il mio ambiente.

Che cosa ho fatto per sopravvivere a quei giorni? Ho sublimato quei sentimenti negativi in un bel noir di Carlo Lucarelli. Una piacevole rilettura. Lucarelli non delude mai.

lunedì 13 novembre 2017

Non mollare

Io ho un compagno. Non in senso comunista, vivo col mio fidanzato da qualche mese. Dall'esatto giorno in cui è riuscito a strapparsi dalla casa materna e ha fatto le valigie. Lo stesso giorno in cui ha saputo che di lì a breve avrebbe perso il lavoro. I curiosi casi della vita.

Non lo dico per dire, ma la sua testa funziona benino. Avesse fatto delle scelte diverse anni fa adesso potrebbe fare una di queste roba sottopagate come il ricercatore. In ambito accademico durante la stesura della tesi, è stato molto apprezzato ed è rimasto in buoni rapporti con prof, assistenti e quant'altro.

Una manciata di settimane fa abbiamo deciso di fare un giro di saluti.
Che fai, che non fai, lavori, ma l'università l'hai smessa, alla fine ha dovuto confessare di essere disoccupato. O ma che peccato, uno come te, ma come mai? E la fava e la rava, la solita solfa. Poi sono arrivati i consigli. E fai questo corso, costa solo 4500€, e dopo questo master, che ne costa 5000€. E via andando.
Io sono estranea alla loro materia, parlavano molto tecnico e non ci capivo nulla. Ma posso assicurare che l'odore delle cazzate è universale e, siccome io non riesco a star zitta e siccome queste studiosoni si divertivano a parlare tecnico, l'ho fatto anche io. Spiegando che nella mia materia si insegna che per rispondere al bisogno di un territorio, prima si analizza e poi si risponde in base alla domanda che si trova. Mi hanno risposto che era vero il giusto, che era bene fare quelle scuole costosissime che preparavano a dei mestieri totalmente infattibili. Mi pareva di sentir consigliare a uno che vuole lavorare a Rimini di studiare da maestro di sci, perché magari, un giorno, una scossa tellurica porterà le Alpi sulla Riviera.

Sconvolta, mi sono chiesta: ma questi cervelloni lo sanno come va il mondo? Lo vedono quanto ci dobbiamo adattare noi giovani, quanto dobbiamo faticare per avere un quarto di stipendio? Quanta competizione c'è? Perché non tirano fuori il naso dai loro tomi per vedere come va il mondo?

E poi su di me: ma non è che ho mollato la mia ricerca della mia strada troppo presto?  Avrò ancora tempo? Va tutto così veloce. E da questa foto direi TROPPO veloce! AIUTO!



venerdì 10 novembre 2017

Diciamo

Origliando una lezione di storia.

Prof: "... Mussolini era... (esita) Un dittatore... Diciamo."

Eh, diciamolo va'.

Fonte: fanpage.it

mercoledì 8 novembre 2017

Dammi solo un minuto

Col mio nuovo lavoro guardo la Scuola da una prospettiva che non avrei mai creduto (voluto). Ma, per una questione di autoadattamento volto alla mia sopravvivenza psicologica, metto sempre in campo quella parte di me che mi aveva spinta (accidenti a lei) verso la professione che mi ero scelta. E osservo le persone intorno a me. Non ne esce un bel quadro. Genitori e insegnanti farebbero impallidire quello del mohijto e se già da un pezzo non mi meravigliavo dell'andamento del mondo, ora ne comprendo a fondo il motivo.

La numero uno per ora è lei, una prof delle medie. La campanella va fatta suonare alle 13 e già alle 12.40 sento irrequietezza dentro le classi. Poco a poco vedo delle teste preadolescenti con spalle già caricate dagli zaini. Venti minuti prima?? Passa il tempo e sale l'inquietudine ed ecco che fra le teste si affaccia una un bel po' più attempata. Mi mima stizzita col ditino l'orologio "Non si esce?". Guardo l'orologio, le 12.56. "Guardi, ho ricevuto ordine di suonare solo in base all'orologio di scuola, mancano quattro minuti". E stizzita restituisco il mimo, additando enfaticamente l'orologio. Colta in fallo, si risente e mi risponde "Ah, è che io vado un minuto avanti". Sbarro gli occhi e penso solo che, come il più ciuccio degli studenti, ha visto quella nuova e prova a fregarla. E rispondo "Certo, ma sono le 12.56, di minuti ne mancano quattro!".

Non mi voglio dilungare sul tono, sul rispetto, sull'insegnamento dell'educazione. Ma mi voglio solo augurare che a questa non abbiano dato da insegnare la matematica!

giovedì 2 novembre 2017

Precariato e certezze

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Gli ultimi giorni mesi anni, professionali e non, dovrebbero avermi insegnato che per quanti programmi tu possa fare, per quante variabili tu possa considerare, la vita farà comunque a modo suo.
Eppure io non lo riesco ad imparare. Sarò dura io, non so. La mia mente non riesce a "vivere alla giornata". Cosa che va decisamente poco d'accordo con la condizione precaria di diversamente occupata.
Col tempo ho fatto di necessità virtù e la mia capacità di adattarsi è diventata il mio punto di forza. In pratica dove mi mettono sto.
Ma vorrei sapere in anticipo dove, quando, come e perché.
E invece niente. Mi ero immaginata a casa, con un bell'indennizzo di disoccupazione, a cercare altri lavori e aspettare la nuova stagione estiva, e invece niente. Tutto cambiato. Mi ero immaginata quindi per qualche mese a lavoro per poche ore a settimana, e invece niente. Full time. Non si sa fino a quando, non si sa dove.

Il mio equilibrio mentale vacilla. Tiro un respiro e mi ripeto che anche il precariato ironicamente da una grossa certezza. Il non sapere assolutamente nulla del domani.

AVANTI TUTTA!

martedì 31 ottobre 2017

Il centenario Allan Karlsson

Allan Karlsson è il protagonista del "libro della svolta", così come lo ha definito la mia amica blogger che me lo ha consigliato caldamente.

Un post condiviso da Federica (@federica_zucca) in data:
Allan Karlsson è un vecchietto centenario svedese che scappa dall'ospizio in cui lo vorrebbero costringere a passare gli ultimi (ma sono veramente gli ultimi?!) giorni della sua vita. E da il via ad una rocambolesca avventura a cui si uniranno una serie di sconclusionati personaggi. Senza che mai il centenario perda la calma o si scomponga anche solo un pochino. Perché, e ce lo raccontano i tanti flash back, la storia di Allan Karlsson è stata tutto fuor che noiosa, e si è intrecciata molte volte con la Storia. E si scopre che il nostro Allan ha dato una significativa svolta agli eventi più importanti dell'ultimo secolo.
Viene tutto talmente naturale che uno alla fine pensa "Ma sarà mica andata così per davvero?"

Mi sono affezionata talmente tanto alla storia che ho voluto anche vedere il film.
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Fonte: comingsoon
Lo so, lo so benissimo che quando hai adorato così tanto un libro è difficile che un film possa anche solo lontanamente competere. E infatti. Il film in realtà è molto carino, surreale e divertente. Se vi piace il genere lo adorerete. Se avete conosciuto il personaggio tra le pagine di un libro mi farà sorridere ma storcerete un po' il naso per le omissioni e il finale distorto. Ma lo promuovo, raggiungere le vette raggiunte dallo scrittore Jonas Jonasson era pressoché impossibile.


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Altre due recensioni di due blog che seguo.